Racconti dal Derryleng 1

Attendevo con curiosità il numero 1 di Racconti dal Derryleng, giusto per capire se si sarebbe rivelata la solita truffa o se invece sarei stato contento di spendere 5,50 euro

Testata "Racconti dal Derryleng"

Angus Derryleng legge un libro in poltrona, mentre un mostro lo osserva dalla finestraDal punto di vista editoriale, Racconti dal Derryleng è uno dei più vecchi trucchi del mestiere. Si prende del materiale già pubblicato, lo si confeziona in una nuova veste e lo si rilancia per ottenere un nuovo profitto, grazie anche ai costi minori dovuti proprio al fatto che si tratta di materiale già pagato.

Ora, lasciami essere molto chiaro su questo punto: non trovo nulla di male in un'operazione del genere. È del tutto lecita. Soprattutto se viene fatta apertamente e con maestria.

Che cosa sono i racconti dal Derryleng?

Racconti dal Derryleng contiene nove racconti a fumetti, selezionati tra quelli originariamente pubblicati sulla rivista Mostri. Questi nove racconti sono stati raccordati da una sorta di metaracconto (che viene contato come decimo) costituito da Angus Derryleng che li legge al suo piccolo circolo letterario.

Nel caso non lo sapessi, Angus Derryleng è uno dei personaggi principali di Samuel Stern, la collana che Bugs Comics pubblica in edicola ogni mese (e di cui trovi le recensioni sul mio blog). Comproprietario insieme con Samuel Stern della libreria Derryleng, è titolare di una rubrica fissa sul mensile ed è anche il personaggio più titolato per parlare e straparlare di letteratura.

È una riedizione fatta apertamente e con maestria?

Questa nuova collana, trimestrale, viene apertamente presentata da Bugs Comics come riproposizione di racconti già pubblicati, anche se rielaborati in modo nuovo. Perciò, da questo punto di vista, il tutto è fatto con onestà e senza tentare di spacciare al lettore come prodotto nuovo qualcosa che nuovo non è.

L'uso di Angus Derryleng e la presenza in copertina del bollino Samuel Stern presenta sono certamente un trucco per attirare i lettori di Samuel Stern. Ma non è solo questo (e qui si vede la maestria). Poiché l'ambientazione horror è comune sia a Samuel Stern sia a Mostri, credo che quelli di Bugs Comics abbiano deciso di creare un ecosistema dotato di coerenza interna, in grado di alimentarsi da sé. In genere, gli universi coerenti funzionano sempre.

Da solo, questo nucleo di nuovo universo giustificherebbe la nuova veste editoriale del materiale già pubblicato.

Tuttavia, c'è anche un altro aspetto che, secondo me, va considerato. Mostri è sempre stato un prodotto solo da fumetteria e non è mai apparso nelle edicole. Dare la possibilità di leggere questi racconti ai lettori che hanno l'edicola come punto di riferimento principale è comunque un atto meritorio e da apprezzare.

I racconti valgono i quattrini?

Come ho detto, nel volume ci sono nove racconti più uno. Sono tutti belli.

Nella galleria qui sotto puoi leggere i titoli dei nove racconti: per ognuno ho scelto un particolare di una vignetta che mi ha colpito. I disegni non sono nella loro forma originaria, ma sono stati ritoccati da me. Spero che gli autori non si arrabbino.

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I racconti sono tutti di alta qualità. Davvero! Te lo dice uno che non ama l'horror.

Ti svelo un retroscena: Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro (non mi ricordo esattamente chi dei due) mi hanno chiarito che si trovano bene a raccontare l'horror perché mediante esso possono parlare di tutto. Capisco e concordo: usare un'ambientazione fantastica è un ottimo sistema per dire cose che sarebbe sconveniente o pericoloso dire apertamente.

Tuttavia, la mia ambientazione fantastica preferita non è certo l'horror, ma la fantascienza umanistica. Perciò l'horror lo subisco un po'...

Nonostante ciò, devo dire che la qualità di questi racconti è eccellente. Non ce n'è stato uno che mi abbia annoiato o che mi abbia fatto pensare "Che boiata!".

Su tutti, io ho apprezzato Cena di fidanzamento, perché è un modo molto particolare di parlare di pregiudizi, di valori, di accoglienza e di capacità di stare al mondo. Ma anche gli altri racconti, ognuno a modo suo, lasciano un seme che è uno spunto di meditazione. Certo, se lo si vuole piantare e lasciare crescere. Altrimenti, resta comunque la storia.

Due piccoli limiti?

Vi sono due cose che mi hanno disturbato un po'. Nulla di grave, ma sono sassolini che voglio togliermi dalla scarpa.

Il primo è il citazionismo, che percepisco pervasivo nel volume. Il fatto è che, non essendo un appassionato di horror (né, tanto meno, un esperto), non riesco a cogliere e a capire tutte le citazioni. Mi accorgo che c'è spesso una fugace strizzatina d'occhio, ma non capisco a chi. Né perché.

L'unica citazione che ho colto è probabilmente la più smaccata: quella a Edgar Allan Poe.

Sarebbe bene che Angus tenesse anche su questa collana una rubrica. In essa dovrebbe, con il suo stile fumato di roba buona, tirare le fila delle citazioni e renderle palesi, magari approfondendone il contenuto.

Il secondo sassolino è lo stile con cui sono scritti i titoli dei racconti, con tutta la profusione di maiuscole. È uno stile anglosassone che non ha nulla a che vedere con la tradizione italiana. E, soprattutto, a me non piace! È CHIARO?

 


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